Google
 

venerdì 29 maggio 2009

Carlo Caffarra...arcivescovo

A volte mi dico stupito. Il mio usuale rammarico post-morale, dettato da quella filologia che non smette mai di dare delle risposte, delle volte banale, altre provocatorie, oggi, ma come del resto tante altre volte, impallidisce dinnanzi alle parole di "tal" Carlo Caffarra...prima arcivescovo e poi uomo, giusto per dire che un uomo di media intelligenza non direbbe mai che la pubblicità della Renault istiga alla poligamia. 
Certo mi dico, detto da un (quasi? forse? chi? davvero?) uomo che ha scelto di tradire la propria natura di "uomo" negando la propria sessualità, la cosa mi fa davvero sorridere; ma smetto giusto un minuto dopo, quando penso che questa "falsa e assurda" morale assunta dalla Chiesa negli ultimi due anni, comincia davvero ad infastidirmi. Si perchè questi preti, pretucoli, vescovi e arcivescovi 

giovedì 23 aprile 2009

pomeriggio d'aprile


Matteo si accorse che veniva la notte. guardò l'orologio, segnava le 15,32.
decise di buttarsi a capofitto sul lavoro e di non pensare al fatto che tutti (messi duramente alla prova in questi giorni) stessero diventando metereopatici, lui compreso,
che per anni a Pisa aveva affrontato inverni piovosissimi.
cercò di preparare tutto al meglio per affrontare la giornata di domani, ma adesso pensava solo ad uscire da quell'ufficio, non aveva più voglia di stare davanti al pc.
girò un po' in macchina prima di entrare in un bar e chiedere un negroni sbagliato(così come aveva imparato nei lunghi aperitivi a milano).
sentì trasalire il cuore, quando vide Marta trafficare senza meta sul suo cellulare, appena due tavoli più in giù.
non avrebbe potuto chiedere di meglio, per risollevarsi dal cupo sentiva.
approfittando forse di quel crepuscolo in anticipo e di una brezza finalmente gradevole e primaverile (insolita per questo aprile da tregenda) riuscì a parlarle un po' .

ci aveva provato già altre volte, ma finiva sempre per doversi interrompere sul più bello.

voleva saperne di più di quella ragazza dal sorriso così coinvolgente, che una sera in un locale in riva al mare, inconsapevolmente, lo avevo fulminato.
era stato per caso. ad esser precisi, era stato per caso che lui si trovasse lì. con alcune amiche era andato ad una festa, ma in un altro posto che poi si era rivelata una noia. prima di tornare in città entrarono in quest'altro locale attirati, da alcune persone in fila davanti all'ingresso e da un discreto numero di auto nel parcheggio.
non aveva ancora preso bene confidenza con tutto quello che gli stava intorno che appena fuori dalla porta laterale, fu investito da quella spruzzata di serenità. Marta sorrise così come non gli capitava da un po', e dentro di lui sentì che non poteva essere casuale.
da quel momento il suo ritorno in sicilia gli sembrò diverso...

ordinò un bicchiere di vino per lei, e lui si affrettò a bissare il suo negroni.
le chiacchiere furono serene(la vedeva ridere tanto), e Matteo pensò che stava andando tutto bene, e che forse quella primavera che tardava ad arrivare era già di fronte a lui.
purtroppo anche stavolta, furono pochi i momenti insieme, Marta era attesa da alcuni amici per cena e si congedò, ma per Matteo fu un incontro importante. era di nuovo la "più promettente" che gli fosse capitato.
uscì dal bar un po' agitato, ma felice. appena dentro la sua auto di fabbricazione francese (che si sa che sono romantici per definizione) si stupì di quel raggio di sole. il display della radio segnava le 19,43.

il giorno era appena cominciato...


PS: per godere appieno di questa pagina di diario è preferibile vivere in sicilia nell'aprile del 2009 dopo aver vissuto per dieci anni la primavera lontano da casa, o a san pietroburgo da ottobre a marzo di un anno qualsiasi, o più facilmente ascoltare "sugar sugar sugar" di nick cave.

alè

giovedì 16 aprile 2009

Post_Bellico


premessa
Scusate, ma io non daro' neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carita' richiede. Ma io ho deciso. Non telefonero' a nessun numero che mi sottrarra' due euro dal mio conto telefonico, non mandero' nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, ne' versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, ne' vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no–stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il piu' grande gesto di civilta', che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perche' e' la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi pero' sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni piu' nulla. La generosita', purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora li', fermi sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilita' accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perche' pago gia' le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono gia' dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l'economia del nostro Paese.E nelle mie tasse c'e' previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.C'e' andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n'era proprio bisogno?Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: "new town". Dove l'ha preso? Dove l'ha letto? Da quanto tempo l'aveva in mente?Il tempo del dolore non puo' essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce "new town". E' un brand. Come la gomma del ponte.Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che "in questo momento serve l'unita' di tutta la politica". Evviva. Ma io non sto con voi, perche' io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunita'. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilita' su quello che e' successo, perche' governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarieta' che copra le amnesie di una giustizia che non c'e'.Io non lo do, l'euro. Perche' mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perche' io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.Poi ci fu l'Irpinia. E anche li' i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come e' andata. Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L'Aquila in realta' era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.Ecco, nella nostra citta', Marsala, c'e' una scuola, la piu' popolosa, l'Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che e' un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d'affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre e' caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C'e' una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.Ecco, in quei milioni di euro c'e', annegato, con gli altri, anche l'euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che gia' era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialita' che avevano detto.Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so gia' che cosi' non sara', penso anche che il terremoto e' il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro, ora nessuno potra' criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all'opposizione) perche' c'e' il terremoto. Come l'11 Settembre, il terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre piu' rabbia.Io non do una lira. E do il piu' grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perche' rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe successo", come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un' esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all'atto pratico.E io piango di rabbia perche' a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c'e' neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d'altronde.

Giacomo Di Girolamo


considerazioni personali


Giacomo,

vorrei conoscerti (e mi auguro che un giorno ce ne sia occasione).

Sottoscrivo il senso del tuo pensiero,

non giustificherò mai i giornalisti disgustosamente autocelebranti del TG1, e nemmeno le così gustosamente fuori luogo vignette di Vauro,

le gaffe non svelate dal premier,le sue stesse parole di unità nazionle,

le indecenti magagne che il terremoto ha solo mostrato, ma che erano (oserei, che sono il pan dell'italia che cammina),

chi prova a bearsi dello straordinario lavoro svolto dai vigili del fuoco, dai volontari(vedete lo sto facendo anche io, incredibile!)...

mi spingo oltre, almeno un po'
io quell'euro l'ho donato.

Come molti ho mandato quell'sms,

un po' forse per far qualcosa anche io (e qui c'è la dinamica del "lavarsi le coscienze" che tu bene analizzi)ma sopratutto perchè spero che tutto sia veloce,

dal ricostruire al recuperare,

dal tornare alla normalità dei vivi al riposare in pace i morti.

e tutto ciò

nè per compassione nè per carità (potrei dire che lo sia, sarebbe comodo)

in realtà è per PAURA
paura che possa accadere anche qui e non cambierebbe nulla,

paura che possa accadere di nuovo (è già successo in fondo no?) e non cabierebbe nulla,

paura che possa esser presto dimenticato il male (di chi ha costruito, di chi ha speculato, di chi non ha monitorato nulla)

paura che rimanga di tutto ciò solo" l'italia tutta intera che s'innamora"
di questa New Town o della prossima vincitrice del grande fratello
con la stessa superficialità del nulla

ho sempre pensato che non si debba aver paura di nulla

ti abbraccio Giacomo e sono certo che quell'euro lo hai donato anche tu
...forse nel nulla


raffio "ca nun si scanta ri nenti, solo del mare" Fiore

lunedì 30 marzo 2009

scirocco sul canale..in risposta a chi scrive su vanity fair


Sabato notte, domenica mattina. Casa al mare. Scirocco.

Dopo aver passato il sabato notte con alcuni amici ad una festa(per la verità non molto riuscita) in un locale ad una ventina di chilometri da casa, Matteo decise che non era ancora troppo stanco per andare a letto.
Prese la sua auto (come sapete non è più la golf delle avventure romane) convinto di trovare ancora gente ad un altra festa a marina.
Evidentemente non era così, tutto buio e gli organizzatori della serata che smontavano l'amplificazione. Aveva sbagliato festa, per la seconda volta!

Approfittando di quella inattesa quiete, si spostò nei luoghi a lui più cari e consueti nelle notti d'estate, quegli stessi tristemente noti in questi giorni per i cani randagi e tutto il resto( di cui provo orrore e sgomento al solo pensiero). Fu invaso da sentimenti contrastanti, tra il piacere di godere di un'alba rossa , e la tristezza al pensiero di quello che a pochi chilometri da lì era accaduto appena 15 giorni prima(per la cronaca dei randagi hanno assalito un bimbo uccidendolo nella prima domenica di sole, proprio tra marina e sampieri).

Aveva letto un articolo su internet che traendo spunto dai randagi assalitori sosteneva la teoria di una deriva horror decadentista che sarebbe partita proprio dalla provincia di Ragusa e avrebbe colonizzato tutta l'Europa.
Ripensava a queste parole e non poteva credere che qualcuno le pensava veramente.

Sarà che la notte appena trascorsa pareva non voler finire(forse il ritorno dell'ora legale, scombinava il suo sonno), si concesse un lungo giro in macchina lungo questa “provincia orrenda”.
Arrivò a Scicli e i ricordi in piazza andarono alla festa del Gioia, al folklore che si sposa con il religioso barocco; da lì il pensiero andò a Modica, Ragusa, Giarratana luoghi dove la parola presepe vivente diventa reale e non una surrogata rappresentazione evangelica.
Arrivò fino a Scoglitti prima di rientrare a casa, attraverso distese di terra e serre, e pensò a tutta quella gente che ci lavora, emigrati per la maggior parte, pensò ai piccoli comuni di Acate e Santa Croce(tra i comuni con la più alta densità di stranieri in Italia) dove il raggiungimento dell'integrazione non è un'utopia da leggere sui giornali, o da suggellare a colpi di ronde, ma il risultato di vite che lavorano e si confrontano, di bambini alle elementari in classi multietniche, di gente che ci prova giornalmente, contro le diffidenze,l'ignoranza, la cattiva informazione, le comprensibili paure.

Rientrò alla sua casa di mare, fermandosi prima sul lungomare. La mattina incombeva minacciosa sul suo sonno, ma non voleva perdersi lo spettacolo del sole che sorge sul quel mare ebbro di scirocco.
Dopo tutte le volte che l'ho perso o l'ho sognato, pensò.

Del suo rientro in provincia dopo gli anni nel continente, iniziava a farsi un'idea precisa.
Paghiamo la periferia, ma ormai il mondo è globale.
Internet, la televisione, le opportunità di studiare diffuse, rendono la gente di questa provincia come molte altre in Italia e in Europa, non posso rassegnarmi inerme alle parole di quello scrittore.
E’ vero c’è tanto da migliorare, e se penso che quasi tutti i più brillanti tra i miei coetanei sono dovuti andare da qualche altra parte per continuare a brillare, sale lo sconforto(mille volte ho considerato tanto una fortuna quella di aver studiato fuori, quanto una iattura il fatto che nessuno da fuori studi nelle nostre università; dimostrando quanto anche economicamente sia buona la condizione di molte famiglie, ma ancora limitate le potenzialità di questo lembo di Italia) credo che una classe dirigente incompetente e poco lungimirante continua ad agire impunita. Ma lo avevo messo in conto. Sono tornato per “fare cose”, continuò a ripetersi fini allo sfinimento.

Ripensò a tutte le estati a Sampieri a tutti gli amici che ha ospitato (e che ospiterà in futuro), che sempre si sono sentiti accolti e integrati, da una provincia che è terra di confine, ma sa essere anche centro propulsore di una Sicilia diversa.
Una Sicilia in cui esistono realtà economiche importanti, in cui un centenario modello di sviluppo scolastico e culturale ha prodotto grandi ingegni e menti ispirate.
Una Sicilia in cui si è sempre vissuto da isolati nell'isola, tanto da (con orgoglio dico) guadagnarsi l'appellativo di provincia “babba”, dove certi meccanismi mafiosi non hanno attecchito come in altre zone, dove il pluralismo politico e democratico è stato garantito da un PCI con le percentuali più alte del sud Italia, dove i sapori gli odori i profumi sono quelli che tutti riconoscono come sani e genuini, rimpianti da molti.

Una Sicilia dove la morte di un bambino di nove anni sarà pianta a lungo, non sarà dimenticata. Ma la stessa Sicilia dove quella morte potrà ricevere giustizia se tutti converranno di non fermarsi alla apparenze, di non credere a “bravi” scrittori in vena di polemica ed in cerca di popolarità, dove non ci saranno Saviano contro nessuna "Gomorra",
ma dove nessuna "sicilian tragedi" , farà perdere la sua identità di terra ospitale.


Dovrei scriverle queste cose, pensò Matteo, anche se non sono bravo come lui con le parole.
Così si congedo da quell'alba sul canale di Sicilia.

le parole sono una chiave, ma il silenzio è un grimaldello

Diffidate dai Cappellani...

raffio (in silenzio, ma a testa alta) ritornato in provincia

martedì 24 marzo 2009

martedì 17 marzo 2009

giovedì 12 marzo 2009

Post champions crash



Premessa

La vera vita è quella che intercorre tra una delusione e l'altra.
Tra un picco di spensieratezza ed un altro. Un intervallo tra apici emozionali. Il resto sono solo eccezioni. Così vedere quella foto, che usavo come segnalibro in una lettura dello scorso anno, è stato un apice emozionale. Ora ci dev'essere il momento di stallo, per forza, vedrai che vinciamo.
E invece no, puntuale come il sole a primavera, siamo fuori.

Come un film di Michael Bay


“Grazie per esserti accodato alla serata, socio, si sa, due donne ed un uomo non vanno da nessuna parte, al primo appuntamento.”
Disse Piero, che ho appena ringraziato,sia per l'invito che per il biglietto per gli U2, per la seconda volta in un giorno.
Un ristorante cinese, immagino più orientale di Luicin a san Lorenzo, prenotato per le 20.30. Due ragazze che ci aspettano davanti al luogo di ristoro per le 20.25. Due ragazze che non ho mai visto. Due ragazze che Piero non ha mai visto, ma ha sentito via MSN.
“Con una delle due ci ho chattato parecchio, l'altra è l'amica che fa da ruota di scorta. Voglio dire, invece di stare a casa , ci facciamo due palle comunque ma vivendo un esperienza diversa.”
“Bella esperienza ah, lo sai che dopo ieri”
“Sei catastrofico, come un film di Michael Bay, che poi siete abituati a perdere in Europa”
“Non infierire tintu.”
“Piuttosto, parliamo di cose serie. Ci andiamo a luglio a Milano?
“Ma si si, decidete voi...”
“Sei pesante, come un film di Orson Welles.”
“Ma la smetti co 'sti riferimenti cinematografici? Svolta, c'è La Pagoda.”
Troviamo parcheggio. Scendo dalla macchina pensando all'imminente appuntamento, agli involtini primavera fritti nell'olio di mais ed alla foto dell'anno scorso nel libro di Saramago.
Quella foto, non so nemmeno perché ci ripenso, mannaggia a me.
“Eccole, sono già arrivate” sussurra Piero, con una certa ansia da ragazzino.
'Ma quella non è...' pensai io fra me e me.
“Sono quelle che fumano davanti alla porta.”
Non ci credo. Caschetto nero la più bassa, ci avevo provato spudoratamente qualche venerdì fa, prima di abbrumarmi di Montenegro. Una delle due ragazze è proprio lei.
L'altra è facilmente inquadrabile. Solita miss da provino del Grande Fratello; crede di stare in una città dei sogni, nel loft dell'Italia. Svegliati, sei nel cesso dello stivale, ed abbiamo pure finito la soda caustica per ripulirlo. Vabbè che c'è un bel mare, ma c'è poco da stare allegri.
Arrivati di fronte a loro, Piero si manifesta con un cenno della mano, per poi passare alle presentazioni.
Scopro con disgusto che la ruota di scorta di cui sopra e la mia ultima infatuazione sono la stessa persona (è bello avere gusti diversi con gli amici in fatto di donne!).
Al momento della stretta di mano, i suoi occhi si spostano, per una frazione di secondo, verso destra. Mi ha riconosciuto, ma facciamo finta di niente. Almeno ho scoperto come si chiama. Un nome così banale che è già uscito dalla mia corteccia cerebrale.
Decidiamo di entrare.
Un cinese, tutto ciuffo e doppiopetto bianco, ci fa accomodare al tavolo.
La formazione è la seguente: io e Piero uno di fianco all'altro, con le nostre dame sedute, rispettivamente, davanti a noi.
Piero inizia a parlare a manetta con il suo contatto di MSN, alternando battute divertenti a discorsi che richiamano questa o quella chattata o di facebook e cose così.
Nome Banale, mostrando l'insicurezza tipica delle ruote di scorta, balbetta un timido: “Allora, come va?”
Dal momento che qui non si può far finta di non esserci, impostando lo stato su “Invisibile”, sono costretto a rispondere.
“Chiedilo a mio figlio, quando ne avrò uno.”
“Tu? Vorrai avere dei figli?” prova lei con fare accomodante.
“Perché no.” taglio subito corto io.
Segue il momento delle ordinazioni.
Piero ci dà dentro, come fosse la prima volta in un cinese, prendendo antipasto, primo e secondo(assolutamente ignaro delle bombe al fosforo che ha appena ordinato). Io mi limito ai classici spaghetti di soia ed involtini primavera. Nome Banale prende solo un piatto a base di verdure, volendo fare l'impegnata nel cibo sano, nonostante una silhouette non proprio sottile. Il contatto MSN di Piero non ho idea di cosa ordini, sto pensando alla foto e non la sento nemmeno.
La cena prosegue con me che assecondo ogni discorso che Nome Banale tenta di abbozzare. Scommetto che prima o poi finiremo a parlare del tempo meteorologico, ultima spiaggia prima degli acciacchi di salute o degli aneddoti vacanzieri completamente inventati.
“Certo che per essere Marzo fa ancora freddino...”
Come volevasi dimostrare. Che ragazza prevedibile. Eppure mi piaceva così tanto qualche giorno fa.
“Potevi metterti un maglione, invece del top.”
Ammetto la cattiveria, ma la troppo fresca eliminazione dalla champions, un paio di impicci sul lavoro, e il due di picche di cui mi volevo vendicare accrescevano la mia acidità(che poi era data in larga parte dagli involtini primavera!)
“Poi al concerto avrei avuto un caldo da morire!”
Oddio. Sgrano gli occhi.
“Che concerto?”
Il chattatore pazzo, avendo captato il mio stupore, si volta verso di me.
“Socio, scusa, me n'ero scordato. Nel dopo cena si pensava di ammazzare la serata andando a 'sto concerto. Il gruppo è di fuori, qui non suona mai. Dai che ci distruggiamo. Più tardi ho pure una notizia bomba da darti!”
Non c'è mai fine al peggio, pensai, pure un'altra notizia bomba.
Se non fosse che rovinerei la serata a lui, sarei già volato via.
Questa serata finirà, prima o poi.
Mi ritorna in mente una frase che Lorenzo mi disse in una giornata passata al bowling Roma in un Febbraio di qualche tempo fa.
“Non può piovere per sempre.”
O forse era...
“Può piovere per sempre, Mattè.”
Ma non potevo starmene a casa ad ascoltare il nuovo di Elvis Perkins, oppure andare al cinema così come avevo pensato?
Magari invitavo Nome Banale...ma almeno lì avrei potuto dormire!


Questo racconto è dedicato a:



  • tutti quelli che si sono abituati a vedere l'inter fuori dalla champions a marzo, ma non ancora rassegnati

  • tutti quelli che per fortuna hanno un amico juventino che gli organizza le serate

  • tutti quelli che hanno tampinato una ragazza per tutta la sera, ma lei niente, si rifà viva solo quando siete tutto da un'altra parte

  • a tutti quelli che non tollerano il cinema di Bay, ma nemmeno quello di Orson Wells per carità

  • a quelli che odiano il cibo cinese

  • ai bevitori di amaro montenegro

  • a chi non ha mai ascoltato Elvis Perkins

  • e a chi ha una foto in mezzo ai libri

Raffio 'old trafford' Fiore

mercoledì 25 febbraio 2009

Tra le cose che scrivo per te

ascolta, il tempo che batte su ognuna di queste parole.
è la melodia che tu ti immagini sia.
ascolta e ascolta.
ferma tutto ora.
lento e lento è.
ascolta.
posso far curvare i pianeti
e tu...non puoi fare nulla.
la melodia che segui con gli occhi
ad ogni cambio di capoverso, non ti permette
di cambiare l'orizzonte che io
traccio.
ascolta.
non c'è qui una cosa che sia reale,
un'abitudine, qualcosa che conosci già
che hai saputo o creduto.
se leggi io detto la regola.
puoi fermarti...ma so che tu,
non lo farai.
e ti immagino lì, ferma così come io immagino me
ad osservare te...incauto.
ascolta e ascolta ancora,
questa musica sempre diversa che io ho scritto per te.
ad ogni sillaba corrisponde una nota e il colore,
l'intensità, la forma le decidi tu.
ascolta piano però.
io non ho colpa in questo, io ci metto solo
lo spazio...la fantasia è la tua.
guarda che bella fantasia.
sei tu, in queste frasi.
la visione che ti regali è quello che ora qui sei.
ascolta, ma non aver paura, niente qui
può andare oltre quello che senti...
è un dono che ti faccio e un dono che mi concedo.
ascolta.

(lorenzo)

martedì 10 febbraio 2009

Josè Saraiva Martins

Un cretino qualuque ospitato in questo Blog.

lunedì 9 febbraio 2009

...da laico credente

...è la nostra generazione che deve capire. uno stato laico è uno stato di diritto. uno stato laico tutela sia i laici credenti che quelli non credenti. uno stato laico è la massima espressione di una democrazia matura.

Amici, qui non si discute se ci deve essere o meno un autorità ecclesiastica, vi ricordo tra l'altro che quella cattolica non è l'unica religione esistente, ma il diritto ad essere governati dagli uomini e non da dio (NDR) per conto della chiesa. 

NDR: Dio, giusto per precisare i termini di una questione che intima in ognuno non è, non avendolo mai ne visto ne tanto meno conosciuto di persona, e sottolineo che nessuno può vantare questa cosa, non penso possa dettare una legge migliore di quella che, le persone con un libero confronto, possono plasmare sulle esigenze di un libero pensiero sociale, morale ed intellettuale.

Da Laico credente  
Lorenzo Cavallo


Eluana, cavallo di Troia dell’osceno potere

Di Eluana Englaro, crocifissa sul calvario del suo letto, non importa niente ad alcuno. E’ diventata un vessillo da issare nella guerra ignobile per assicurarsi una supremazia (Vaticano e Cei) o per rafforzare il proprio potere (governo). Berlusconi non è mai intervenuto sulla vicenda, eppure se ne parla da mesi in termini forti, ma si è sempre tenuto alla larga perché i sondaggi erano dalla parte della famiglia Englaro. Poi la svolta sulla via vaticana di Damasco.
Il Vaticano ha parlato, anzi ha chiesto (imposto?) un intervento e lui celere come un treno ad alta velocità è partito per la tangente affrettandosi subito a dichiarare che non bisogna scontentare la «chiesa». Per questo obiettivo funzionale al rafforzamento del suo governo e per accreditarsi come unico interlocutore della gerarchia cattolica, non ha esitato ad andare contro i sondaggi. Egli, infatti, è consapevole di sapere manipolare l’opinione pubblica. Ancora più vigliaccamente, non ha esitato a scaricare la responsabilità politica e morale sul Presidente della Repubblica, cogliendo l’occasione per buttargli addosso fango e ridicolizzare il suo ruolo di garante della costituzione, additandolo al ludibrio delle genti. O si fa come vuole lui, o annulla la costituzione. Non c’è altro nome per definirlo: «Alienum a costitutione»
Su tutto prevale la strumentalizzazione ignobile e immorale di una donna in coma da 17 anni e della sofferenza atroce di una famiglia che avrebbe diritto al silenzio dei non credenti e alla preghiera dei credenti. Chi li accusa di assassinio, se si fosse nel Medio Evo, accenderebbe i roghi e brucerebbe chi pensa diversamente. Sul corpo inerme e silente di una donna martire, s’intrecciano gli interessi congiunti di convergenze politiche e politico-pseudoreligiose per riposizionare il proprio vantaggio, fino al punto che il Vaticano si è schierato contro il Presidente della Repubblica («ci ha deluso»), violando così apertamente il concordato che è la vera palla di piombo al piede della laicità dello Stato italiano. Si parla di «principi», senza rendersi conto che la guerra dei principi, e la storia ne è satura, ha sempre e solo lasciato sul terreno morti e genocidi.
Oggi tutti si accorgono che togliere l’alimentazione e l’idratazione, sebbene forzate, significa compiere un omicidio. Ogni giorno in tutto il mondo, compresa l’Italia, nella più totale indifferenza di tutti, singoli e istituzioni, vediamo milioni e milioni di donne, bambini, anziani scientemente privati del cibo e dell’acqua: perché non si grida con la stessa forza e con lo stesso sdegno all’omicidio, anzi al genocidio? Perché ai negri, agli indiani, agli asiatici, ai latinoamericani, agli emigrati, ai nomadi, ai barboni, ai poveri si possono togliere alimentazione e idratazione e farli morire di fame e di sete, senza che nessuno grida allo scandalo? Perché le nazioni «evolute» per i loro interessi si accaniscono a togliere loro nutrimenti e acqua senza che nessuno li accusa di essere responsabili di stragi? Cosa c’è di diverso tra Eluana Englaro e i milioni di morti di fame e di sete sparsi nel mondo e nelle nostre città?
Berlusconi ha trasformato Eluana in un martello pneumatico per accelerare lo stupro della democrazia, togliendole il cibo del diritto e l’acqua della legalità disponendo del parlamento come della sua personale garçonnière, un lupanare all’aperto. Il picciotto che presiede il Senato ha subito risposto e si è immediatamente predisposto alla bisogna. Don Rodrigo e i suoi bravi non esitano a mandare a mare la suprema Magistratura dello Stato pur di affermare la bulimia ingorda di potere senza freno e senza legge e anche senza alcuna moralità.
Fa pena vedere la gerarchia cattolica fornicare con costui dal quale dovrebbe guardarsi perché è un insulto all’etica, alla religione e ai principi del cristianesimo. Sul corpo esangue e martoriato di una povera donna, inconsapevole, si stanno stringendo nuove alleanza politiche in vista di un futuro drammatico: Berlusconi Casini e fondamentalisti cattolici del PD quanto prima riformuleranno la loro posizione politica. Con la benedizione di papa, cardinali e vescovi. Povera Chiesa! Misero Stato!
Su Eluana nello stato in cui si trova dopo la sentenza della Cassazione, posso solo ripetere le parole del canonico Tosi sul letto di morte di Alessandro Manzoni: adorare, amare, tacere. Prego in silenzio per Eluana, e con il mio angelo custode mando una carezza al suo papà e alla sua mamma.



Genova, 7 febbraio 2009


Paolo Farinella, prete

venerdì 6 febbraio 2009

OGGI è DITTATURA

Oggi 6 febbraio 2009 la Repubblica Italiana muore. Con l'appoggio del Vaticano, il Governo Berlusconi ha proclamato la dittatura.

I nuovi santi

...perchè i gruppi cattolici invocano la vita per Eluana. Già i cattolici. Chi sono? Mi viene da pensare alle parole di De Andrè quando dice "è meglio abortire un figlio che far nasceri poveri sulla terra", sono quei personaggi che  rifiutano l'uso dei contraccettivi, che vorrebbero cancellata la legge 194, che la domenica mattina (parafrasando il maestro) stanno al tempio a tessere le lodi di un cristo di dubbia ironia e identità. I cattolici di oggi che non vanno confusi coi "credenti", sono personaggi un pò squallidi che pensano che il paradiso si possa conquistare con la morale. Eluna non è morta. Eluana non è "attaccata" ad un respiratore. Eluana ha tutte le funzioni vitali, salvo quella celebrale, perfettamente funzionanti. Eluana può procreare. Tuttavia Eluana, non si può alimentare spontaneamente. La domanda che mi faccio e rivolgo a voi è la seguente: perchè dobbiamo ammettere la "vita artificiale", cioè quella vita "alimentata dall'uomo" e non accettare "la morte naturale"? E' giusta l'osservazione "vita a tutti i costi"? Io penso di no e penso che una persona che non può proseguire la propria vita in modo "naturale", sia già morta: Eluana è già morta.

Lorenzo Cavallo

giovedì 5 febbraio 2009

martedì 3 febbraio 2009

Una Chiesa tutta da rifare


E' una Chiesa cattolica l'attuale, che mortifica cinquant'anni di riforme morali e spirituali. Dallo "sforzo coraggioso" che fu il concilio, mai come ora la gerarchia ecclesiastica turba le coscienze e gli animi di cattolici e non. Vioelenta verso la diversità sessuale e religiosa, arrogante nel prender posizioni sulla tutela della vita, bigotta e ignorante, la "nuova" Chiesa concepita da papa Ratzinger e dai soliti " cardinali fedelissimi", è incapace di leggere la società civile e i suoi bisogni, 
la gioventù moderna ed il bisogno delle famiglie.
Non si accettano lezioni da questa istituzione che va boicottata nei consensi: Gesù Cristo non è 
la Chiesa cattolica...il loro, è un Dio col fiato corto.

Lorenzo Cavallo