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giovedì 4 giugno 2009

il vulcano eiffel


La prima cosa che aveva visto a parigi era stata la torre eiffel.
Simbolo di un'intera città a dispetto di mille altri capolavori dell'architettura mondiale, e di mille suggestioni fatte di film,foto e cartoni animati.
La vide e rimase subito di stucco. poi ebbe come la sensazione che fosse più piccola del previsto, e quasi fu deluso.
Intanto intorno migliaia di scatti e flash in tutte le lingue del mondo, e quell'impalcatura di metallo che lo attraeva quasi fosse una calamita.
Decise di salirci e da li sopra la testa fu subito più chiara, quasi fosse quello il suo posto.
Da sempre.

Nello stesso momento in cui Matteo raggiungeva la fermata della rer per la torre eiffel, Giulia beveva la sua prima birra all'ombra del vulcano.
Minaccioso e austero, le sembrava avesse però un chè di protettivo, e davanti a quel tramonto di fronte al mare, si sentiva bene. Pensò a Matteo, per un istante breve ma intenso, ma il senso di piacere non venne disturbato da quel flashback, anzi quasi ne beneficiò.

Matteo da sopra la torre, si rese conto delle dimensioni di parigi, fece il punto sulla cartina di quello che avrebbe dovuto vedere il giorno dopo, e quasi riuscì ad orientarsi nel percorso immaginario che dal sacro cuore lo avrebbe portato a notre-dame passando per i campi elisi. Percepiva che quella città sconosciuta non lo era poi così tanto. Aveva sentito una volta che Parigi è un po' la somma di tutte le città, iniziava a sospettare che quella non fosse una pura provocazione.
Era come se ci fosse già stato, e sapeva che ci sarebbe tornato. Parigi sapeva di storia, o meglio di quella storia che in mille giri lungo lo stivale non aveva mai incontrato. Teorizzava che Parigi avesse precisamente quello che mancava in Italia. Poi non si sa bene come (considerando il XIX secolo francese ) sia potuto succede che rossellini e fellini fossero italiani, ma insomma il bel paese riprende quota. Tutto quello che manca comunque nell'arte, nella cultura, nella storia in generale...cercatela a Parigi, la troverete!
Iniziava a tramontare e davvero pensò che fosse una città molto romantica al di là di ogni luogo comune. Lo avrebbe pensato altre volte durante la sua breve vacanza, e quasi sempre sforzandosi di pensare a Marta.
Non gli riusciva un granchè bene però, perchè si accorse che in fondo non sapeva molto di quella ragazza, e ogni volta che cercava di immaginarsi cosa stesse facendo, si arrendeva sconfitto, e l'unica cosa cui bramasse risultava un birra fresca, da sorseggiare in quel luogo tanto particolare. Pensò che gli sarebbe piaciuto smezzarla con Giulia, e fece male un po'.

Al mattino corse a vedere i pescatori sulla spiaggia che sbrogliavano pesci e speranze dalle reti, e i bambini sceglievano i gamberi rossi sulla sabbia nera: quelli più grandi in un canestro, quelli più piccoli in un altro.
Erano gesti veloci ed eterni, e a Giulia sembravano una cosa magica.
Sapeva di essere al cospetto di un gigante buono, a cui piace spaventare i visitatori occasionali. Capiva che il vulcano era il cuore di quell'isola, un cuore vecchio che ogni tanto ha un sobbalzo, ma tutto risolve in uno sbuffo di roba bianca e nera che viene fuori dalla bocca in alto e in qualche sasso in più che rotola giù.
Si rese conto di trovarsi davanti ad una cosa grandiosa e unica che sembrava essere scappata fuori dal " Viaggio al Centro della terra " di Giulio Verne.
Erano passati mesi dall'ultima volta che aveva sentito Matteo, e adesso immersa in quel panorama, che era il suo, le sembrava che la voce di lui rimbombasse, dalla risacca delle onde, al fruscio del vento.

Passarono i giorni a Parigi, e Matteo di corsa cercò di assaporarne i sapori e di memorizzarne i colori. Fu una scheggia impazzita, soprattutto negli ultimi giorni. Le ora non gli bastavano più.
Preso dalle novità della città non ebbe il tempo e il modo di avvilirsi in altri pensieri nostalgici. Stava trascorrendo quelli che tutti definirebbero una piacevole vacanza.
La sera prima di partire trascorse una piacevole serata con alcuni vecchi amici dei tempi dell'università.
Tempi in cui si "compravano treni" e si vincevano i mondiali. sembra un verso di una canzone di venditti, ma più o meno andava così sul serio.
Vide insieme a loro la finale di champions.
Ancora una volta con quei ragazzi condivideva un momento di rilevanza calcistica non indifferente. Iniziava temere che la cose non fosse casuale, che davvero ci fosse un collegamento fra il calcio e la filosofia, ed evidentemente Baggio era una specie di Platone moderno.
Dovrei chiederlo ai ragazzi (che oltre che serieTV-dipendenti sono pure studiosi di filosofia), pensò Matteo aspettando la metrò.
Fu in quel momento che pensò che quella finale era appena stata giocata a Roma e che era solo 11 mesi fa che lui in quella città non si sarebbe fatto scappare nulla, figuriamoci una finale di champions. A quel periodo della sua vita brindò in metro con la birra che aveva acquistato mentre aspettava.
Prima di rientrare a casa decise di congedarsi dalla vacanza rendendo omaggio al simbolo della città, che in fondo lo aveva accolto cortesemente.
Si sedette proprio sotto la torre di metallo.
Certo che senza l'effetto scenografico delle luci non è poi sto granchè, sogghignò nazionalista.
Fu in quel preciso istante che la torre eiffel gli apparve come un vulcano oblungo, tecnologico, moderno.
Sarà per questo che mi pare familiare, smise di sorridere, bisbigliandolo.
Pensò alla sua terra, al suo mare, alla pausa pranzo in spiaggia con Marta, del venerdi prima di partire. Si rammaricò molto di aver finito la birra, adesso il brindisi era doveroso!

Giulia rientrando in città si portava dietro un'energia che pensava non potesse avere.
Buttò subito giù alcune buone idee per un lavoro su cui stava lavorando.
Non sapeva nemmeno lei da quanto non le capitasse, ma sentiva che le cose sarebbero andate bene.
Si stupiva solo che anche l'ultima volta in cui lo aveva fatto, distintamente pensava a Matteo. Provò ad approfondire quei pensieri dentro di lei. Decise che avrebbe fatto una doccia e preferito un "pensiero superficiale che gli renda la pelle splendida", canticchiò svestendosi dolcemente.

Matteo era in volo sulle alpi, quando Giulia iniziò la seconda passata di shampoo.
In quel momento il bianco li avvolgeva entrambi.



Ps: questo racconto è dedicato ai miei compagni di viaggio in francia che non ho citato, ma ogni considerzione fatta su parigi e su tutto il resto non avrebbe potuto essere senza il confronto con ognuno di essi. GRAZIE, anche di aver accettato il bastian contrario della vacanza.
è dedicato pure a Marta, che la prossima volta ci sarà.
a Giulia e al suo shampoo alla camomilla.
alla champions league giocata all'olimpico.
agli amici rigattieraux, specie fra anni quando ci ricorderemo della primavera in cui acquistammo un treno, sbancavamo la snai e vincevamo i modiali, all'ombra di un'altra "torre".



raffieaux sicilitude paix

1 commento:

Via Rigattieri ha detto...

viene voglia di conoscere giulia e marta; onorati della tua citazione, in base ai nostri dotti studi possiamo confermare lo stretto nesso che lega il calcio e la filosofia, come hai avuto modo di constatare anche negli anni pisani. se uno proprio volesse essere luciferino e cercare ulteriori conferme, ecco la più bella che ci viene in mente:

http://www.youtube.com/watch?v=H4VRM8bMxwg


alè!